mercoledì 28 aprile 2021

“Diffondi Cultura: un libro per cambiare”

“Diffondi Cultura: un libro per cambiare”

è un progetto di giovani per la promozione del libro e della lettura realizzato in collaborazione con l'Agenzia Nazionale Giovani. Ecco a voi il video realizzato da ANG. Buona visione 



giovedì 14 gennaio 2021

Lettera aperta sull'importanza delle librerie.

Condividiamo la lettera di alcune librerie sull'importanza delle librerie aperte in tempo di pandemia e non, come presidio culturale e sociale. Buona lettura


UNA CITTA’ SENZA LIBRAI, UN VILLAGGIO SENZA SCUOLA, UNA LETTERA SENZA ORTOGRAFIA.

(Edmondo De Amicis)

Una libreria indipendente ed essenziale
Condividiamo saperi, senza fondare poteri. (Primo Moroni).
 
Siamo due librerie indipendenti di Milano, di periferia e partigiane: Oasi del Piccolo lettore (per bambini) e Don Durito.
Abbiamo sempre rivendicato di essere, come moltissime librerie indipendenti, un presidio culturale sul territorio oltre che un esercizio commerciale.
Lo siamo nei fatti (e nei conti): non come esercizio di retorica ma come esercizio quotidiano. Siamo intraprese sociali che affiancano alla vendita dei libri tantissimi progetti fuori dalla libreria.
Non abbiamo mai smesso di lavorare in questa emergenza Covid: abbiamo fatto videoletture per tutti i bimbi a casa da scuola e appena possibile abbiamo attivato le consegne a domicilio, anche grazie ad iniziative mutualistiche realizzate da realtà indipendenti del mondo del libro (come quelle di Ali Distribuzione e Adei), e abbiamo inoltre attivato le Staffette del mutuo soccorso, una pratica di solidarietà attiva per poter consegnare a chi ne ha bisogno la spesa e beni di prima necessità, inclusi i libri, rimanendo in contatto con la comunità.
Di essere essenziali lo sapevamo già, ben prima che lo dicesse Conte, che lo negasse Fontana. I nostri lettori in questi giorni ce lo hanno confermato. Proprio perché siamo librai e non soltanto simboli vogliamo afferrare la mano tesa degli scrittori e degli intellettuali che qualche giorno fa hanno scritto un appello per la riapertura delle librerie: potrebbero portare il “pane dell’anima” per i nostri “denti spirituali” qui, ad esempio, nell’estrema periferia Ovest di Milano. Ricordatevene quando sarà tutto passato, vi aspetteremo e vi accoglieremo a braccia aperte.
Noi avremmo riaperto, senza l’ordinanza della Regione. La cultura, la consapevolezza, la lettura sono essenziali come il pane. Dove avremmo messo sennò l’antica invocazione Bread and Roses, proprio noi?
 
Non aprite quella porta!
«Perché i corpi torneranno a occupare le strade.
Perché senza i corpi non c’è Liberazione.»
Tratta da: Il Canto del campo di el-‘Aqila
 
Da più di un mese siamo chiusi perché, di fronte all’incognita del Covid e all’incertezza (e a quella che oggi sappiamo essere anche l’incapacità di molte autorità competenti) abbiamo ritenuto una responsabilità sociale chiudere e poco dopo siamo stati chiusi per decreto.
La stessa responsabilità sociale che ci ha consigliato di chiudere per prudenza, ci consiglia oggi di metterci al lavoro assieme alle tantissime categorie che sono state definite essenziali (non sempre a ragione e spesso senza poter scegliere). Senza stigmatizzare chi giustamente ha paura (per sè o per gli altri), noi sappiamo che con i nostri lettori sceglieremo il modo migliore di aprire, aprirci.
 
Quale sicurezza? La sicurezza di chi?
No volveremos a la normalidad porque la normalidad era el problema. (Scritto su un muro, Santiago de Chile).
 
Ci spiace leggere durante la pandemia che molti colleghi sostengano la chiusura (obbligatoria) di tutte le librerie per tutelare la salute di librai e clienti, ma poi invochino convenzioni con le Poste per consegnare libri. Eh no, qui proprio non ci trovate d’accordo: i postini non sono immuni, la loro salute non è meno importante di quella dei librai, anzi certamente è più a rischio. Il più rischioso dei mestieri oggi e anche tra i più necessari (insieme a quello dei medici, degli infermieri e dei braccianti) è proprio quello di chi lavora per la logistica e raramente viene acclamato come eroe. 
Come attivisti, ancor prima che come librai, dobbiamo affrontare il tema spinoso dello scontro (fasullo) tra apertura e chiusura della società nel suo insieme. Tutti sappiamo che non è possibile fare né la prima (che infatti è stata solo evocata in questo mese di quarantena, con milioni di persone costrette a lavorare) nè la seconda (tutti sappiamo che passeranno come minimo mesi prima che sia possibile affollarsi in un luogo chiuso). La chiusura di un ambulatorio popolare e di un porto, ad esempio, sono un crimine, al pari dell’apertura forzata della Tenaris di Dalmine a fine Febbraio. Sono la funzione dell’attività, la condizione di subordinazione o associazione delle persone che lavorano, l’idea che abbiamo di come deve essere la società che fanno la differenza: mica siamo fabbriche di armi! Quelle sì che dovrebbero chiudere, con il loro carico di sfruttamento insostenibile, magari per non riaprire nel #mondocheverrà.
 
L’etica del libraio.
Vendere un libro è il compito più arduo al quale un essere umano possa dedicarsi. (Felix Dahn)
 
La Pandemia ha solo accelerato tutto, ma la filiera del libro si appoggia a quella della logistica e basta un nome per evocare il vergognoso sfruttamento che c’é dietro: Città del Libro – Stradella. 
I lavoratori di Stradella sono la versione lombarda dei braccianti che raccolgono le arance, solo che da noi raccolgono libri. Sono l’anello che connette la maggior parte degli editori (che se ne lavano le mani lasciando alle cooperative il lavoro sporco) a tutti i librai del nord Italia e non solo, siano essi indipendenti, di catena, di franchising. La logistica dei libri è un bubbone putrido che offusca tutte le enormi differenze tra noi e quella macchina di ingiustizia che è Amazon. Pure queste differenze esistono e non soltanto perché i librai, soggetti dalle leggi alla contribuzione fiscale, contribuiscono in silenzio al finanziamento delle terapie intensive (mentre Jeff Bezos si vanta di qualche erogazione liberale) ma anche perché siamo impegnati tutti i giorni con gli editori indipendenti, con gli autori, con le nostre comunità a costruire circuiti alternativi ed indipendenti ed a valorizzare il libro come oggetto di cultura e non soltanto di consumo.
Alcuni editori indipendenti hanno già attuato concretamente diverse forme di alleanza con i librai indipendenti, come le già citate #libridaasporto di Adei e #libriconleali di Ali Distribuzione. Solo con questo tipo di alleanze possiamo sperare di sopravvivere durante e dopo questa pandemia, possiamo sperare di costruire una normalità migliore per il “dopo” e resistere alla creatività distruttrice del neoliberismo, quella versione della storia che, in termini spicci, ci dà per spacciati a favore di Amazon. Se è l’alleanza che ci può salvare, dovremo imparare a considerare tra gli operatori del libro i corrieri, questi colleghi, questi compagni di mestiere: anello fondamentale e contemporaneamente il più esposto e ricattabile della filiera.
E non dimentichiamoci di pretendere il Reddito di Cittadinanza Universale (per tutti ovviamente) e anche per la nostra categoriasia con le librerie chiuse che, a maggior ragione, con le librerie aperte in una città deserta.
 
Bambini e didattica a distanza. 
 “È difficile fare / le cose difficili: / parlare al sordo / mostrare la rosa al cieco. // Bambini, imparate / a fare le cose difficili: / dare la mano al cieco,/ cantare per il sordo, / liberare gli schiavi / che si credono liberi” Gianni Rodari.
 
L’Oasi del Piccolo Lettore è una libreria per bambini. Fa parte di una appassionata comunità educante che ce la sta mettendo tutta, all’interno di scuole che vengono sempre presentate come ghetti e che invece sono luoghi dove l’impossibile si fa tutti i giorni, quotidianamente, operando nel più essenziale di tutti i bisogni. Ma tutto questo non basta. Non basta di solito, non basta mai, certamente non basta adesso. La didattica a distanza è innanzitutto palesemente classista, molto più di quanto non lo fosse già la scuola in presenza.
Inoltre le relazioni, l’aria aperta, volare fuori dal nido, l’appropriazione da parte dei bambini di spazi di autonomia con gli amici dove gli occhi dei genitori non arrivano sono conquiste fondamentali. Uno spazio che verrà negato ai bambini per 7 mesi, un tempo lunghissimo a questa età. E magari verrà prolungato, potrà durare un anno, o due? Qualcuno può studiare adesso soluzioni possibili? Vogliamo essere parte di questa re-invenzione o preferiamo sederci a centro della tempesta per osservarla?
Infine una scuola che adesso non parli di ecologia, di sostenibilità, di distruzione delle risorse e dei danni ecologici e sociali irreparabili del neoliberismo è una scuola davvero a distanza, irraggiungibile. Fuori dal mondo. Incomprensibile. Perché il mondo è prepotentemente entrato in casa nostra e ci ha chiusi dentro, a fare i conti con la distruttività della nostra specie. L’unica speranza per il futuro è costruire un mondo diverso e non può essere che questo l’obiettivo della scuola di oggi con i nostri bambini. Futuri abitanti di un mondo che potrebbe essere terribile, oppure migliore. 
Dal nido al liceo, vorremmo insegnanti che educhino alla cura della natura e dell’ambiente. Sarebbero lezioni così sentite, così reali che metà del lavoro di coinvolgimento della didattica a distanza sarebbe già risolto così.
 
Leggere, furiosamente
Un consiglio, innanzitutto a noi stessi: evadere dalla realtà con un buon libro è un diritto sacrosanto del lettore e leggere è una cura per molti mali della quarantena (e non solo). Ma leggete anche per capire la realtà, il qui e ora. Infine leggete per agire e modificare quello che non funziona in questo mondo. Don Chisciotte non trovava utile leggere i romanzi cavallereschi se poi quelle idee erano destinate a rimanere solo parole, solo pagine e a non trasferirsi nel mondo e diventare azioni e fatti. 
Perciò leggete Il condominio di Ballard prima di sgridare i bambini che giocano un’ora in cortile. 
Leggete Spillover di Quammen e la prossima volta che l’Amazzonia brucia scendete in piazza con i ragazzi di Fridays for Future.
Leggete 1984 di Orwell prima di denunciare chi fa una corsa nel parco.
Leggete Arundhati Roy che ci dice la cosa più urgente di tutte: Pandemic is a Portal, il futuro dipende da noi, da noi tutti, come sempre.
Don Durito Libreria 
Oasi del piccolo lettore
BookCatering

giovedì 17 marzo 2011

Cosa succede a Teheran?

L'associazione Zero Zero segnala un sito indipendente di informazione su ciò che avviene a Teheran e in Iran, un mezzo di comunicazione per sapere, oltre la coltre della censura, come evolve la richiesta di democrazia del movimento verde e come si abbatte sulla popolazione iraniana la repressione del regime.

http://tehranreview.net/

Welcome Ehsan Abedi & Sapideh Jodeyri

In gennaio, a seguito della partenza di Yousefi Eshkevary, sono arrivati i nuovi "ospiti" del progetto legato al Network delle città rifugio.
E' con grande gioia che l'associazione Zero Zero accoglie Ehsan Abedi, Sapideh Jodeyri e il figlioletto.
Ehsan, oltre ad essere poeta e uomo di lettere ha lavorato per anni nei giornali di opposizione in Iran, assieme ai principali leader del movimento "verde" Moussavi e Karroubi e anche assieme all'ex presidente Khatami. A causa della censura sono stati chiusi uno dopo l'altro tutti i mezzi di comunicazione indipendenti presso cui Ehsan Abedi aveva collaborato e molti dìsuoi colleghi sono finiti agli arresti.

Sapideh, da molti anni al fianco di Ehsan nell'attivismo politico, è invece una poetessa di grandi qualità:
http://en.wikipedia.org/wiki/Sepideh_Jodeyri

martedì 20 luglio 2010

Chiusi città rifugio

A settembre si concluderà la seconda fase del progetto che ha visto collaborare il Comune di Chiusi e la Regione Toscana nell'ambito del programma delle città rifugio, orientato a tutelare e proteggere scrittori perseguitati nei propri paesi d'origine. L'associazione Zero Zero ha offerto ospitalità al progetto nella sede di Via Caccialupa 22 ospitando inizialmente Viktor Olegovic Pelevin e negli ultimi due anni Yousefi Eshkevary.

Yousefi Eshkevary da wikipedia:
http://en.wikipedia.org/wiki/Yousefi_Eshkevari

Leggi qualche articolo di Rassegna Stampa:
http://www.intoscana.it/intoscana2/opencms/intoscana/sito-intoscana/Contenuti_intoscana/Canali/News/Il-Mondo-in-Toscana/visualizza_asset.html?id=993135&pagename=704617

http://www.ilcittadinoonline.it/index.php?id=24549

http://www.regione.toscana.it/regione/opencms/RT/sito-RT/Contenuti/notiziari/fonti_esterne/ansa/notiziario/visualizza_asset.html?id=129200&pagename=503

lunedì 19 luglio 2010

Associazione Zero Zero, Presentazione

L'Associazione Zero Zero nasce nel 2008 con la volontà di realizzare progetti culturali e di rilevanza sociale, come associazione di volontariato.
Le ragioni della nascita dell'associazione sono radicate nella volontà di valorizzare il patrimonio culturale di Ottiero Ottieri, inteso come vero e proprio patrimonio bibliotecario, ma anche come produzione letteraria, a partire dal Palazzo in cui Ottiero è cresciuto a Chiusi in Provincia di Siena.
L'Associazione intende valorizzare anche il patrimonio artistico e naturale del Comune di Chiusi, tramite la collaborazione con progetti di turismo sociale, ecologico e solidale, ma soprattutto orientato alla cultura.
L'Associazione intende inoltre
impegnarsi nella promozione della cultura e dell'arte in particolar modo diretta ad arrecare benefici a soggetti predeterminati, versanti in specifiche condizioni di bisogno, individuabili in persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari ovvero tramite l'organizzazione di eventi, concerti e spettacoli